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Un’esperienza di Teatroterapia presso la Casa di Reclusione di Milano-Bollate

Il progetto che descriverò qui di seguito nasce dall’intuizione dell’Associazione “TeatroinBolla” con Salvatore Ladiana e Vittoria Rossini, portato avanti in sinergia con l’Associazione Viola, della Dott.ssa Grazia Arena: è la prima volta che la Teatroterapia entra in un Istituto penitenziario.

La Teatroterapia è una tipologia di mediazione teatrale che ha come obiettivo specifico la presa di consapevolezza di sé e dei propri vissuti emotivi. Secondo la definizione che viene data dalla Federazione Italiana Teatroterapia254 è uno strumento che «implica l’educazione alla sensibilità, alla percezione del proprio corpo ed agisce attraverso la rappresentazione di personaggi extraquotidiani, principalmente improvvisati, e si struttura su un minuzioso lavoro pre-espressivo indispensabile alla creazione di gesti che rendono possibile e consapevole la reazione simbolica». Il progetto prende il via a gennaio 2015, e con una durata di dodici incontri della durata di due ore, a cadenza settimanale, termina nell’aprile del 2015. Attraverso la mediazione del teatro, il laboratorio ha proposto ai partecipanti uno sguardo Altro, un punto di vista diverso dal quale guardarsi e guardare gli altri. Il focus del percorso è stato la ricerca della bellezza attraverso il linguaggio del corpo, con cui i membri del gruppo hanno potuto far fluire fuori le proprie emozioni, positive e negative.

DSC_0028Salvatore Ladiana: «Vivere le proprie emozioni, trasformarle in corpo in movimento, condividere all’interno del gruppo nel massimo della fiducia, ha reso questo percorso unico ed ha arricchito notevolmente il sottoscritto. Questo splendido gruppo ha lavorato sodo, si è messo sempre in gioco, ha dimostrato davvero di avere coraggio, mettendosi a nudo e donando le proprie fragilità, le proprie debolezze, anche vigore, forza, tantissima forza e riscatto, rispetto chi ha fatto questo lavoro e rende onore a questi ragazzi, è un’esperienza che inevitabilmente rimarrà custodita nel mio cuore».

Testimonianze:

«Non sapevo cosa aspettarmi, pensavo dovessi recitare, e invece è stato tutto diverso. Non si è recitato ma si è improvvisato ognuno a suo modo, lavorando per sé ma in armonia col resto del gruppo. Tutto è diventato un ingranaggio, ogni dente si inseriva nell’altro facendo girare questo ipotetico orologio strano, ma estremamente preciso e soprattutto bello».

«Mi aspettavo un percorso di rivisitazione critica dei reati commessi, invece nel laboratorio di Teatroterapia ho ritrovato me stesso e la capacità di socializzare con i propri compagni di gruppo, nonostante non avessi mai scambiato qualche parola in passato, o addirittura nemmeno salutato, all’interno delle Sezioni».

«Mi sono sentito in pace con me stesso e con gli altri, al punto di riuscire a fissare negli occhi anche chi mi aveva fatto uno sgarbo, e quindi perdonare».

«Sono cambiato nello stato d’animo, e nel modo più riflessivo nel pensare. Nelle decisioni sono più ponderato ma determinato nell’immediato. Sono ora capace di dire sì o dire no, nella massima serenità e sicurezza di me stesso».

caRCERE-BOLLATE«Nel gruppo mi sono trovato molto bene e ciò sin dal primo incontro, nonostante fossi arrivato a corso già iniziato. È stato molto bello cominciare a giocare con altre persone, senza mai avere avuto la sensazione di essere da questo in qualche modo giudicato».

«Ho saputo mettere a nudo le mie emozioni, ho pianto senza vergognarmi in quel teatro. Ho imparato a relazionarmi meglio ed a lasciarmi coinvolgere ma con controllo. Ho imparato che i veri forti sono quelli che capiscono di aver bisogno di aiuto e che imparano a chiederlo. Spero davvero, anche fuori dall’ambito carcerario, di potere ricontrare Salvatore e Vittoria e di ripetere questa straordinaria avventura».

«Sono un detenuto e nonostante questo sono sereno perché ho la piena consapevolezza del motivo per cui sono qui».

«Fino ad adesso non ho mancato una lezione, mi sono trovato proiettato in un mondo affascinante e questo già è un sinonimo di quanto mi sia piaciuto e quanto per me sia stato interessante».

« Io vorrei dire una sola parola: pace. Pace per il fatto che con questo corso ho imparato a perdonare le persone che mi stavano antipatiche, le persone che non potevo sopportare».

«Devo dire che io ho sempre considerato quello che si chiama “linguaggio del corpo” un aspetto molto importante della vita di una persona, del comportamento di una persona, e qui ho trovato che si studia molto profondamente il linguaggio del corpo, e la cosa è bellissima».

«Posso dire che mi è servito, ho imparato a saper gestire un pochino meglio quelle che sono le mie emozioni, positive o negative che siano».

«Quando vado via a fine lezione, chiamiamola così, sono sempre e comunque stanco fisicamente no, stanco mentalmente neanche, comunque sono sempre molto rilassato e riesco a recuperare una parte di quella che poteva essere la mia dimensione quando ero fuori da questo posto».

«Presto ho capito in che cosa consistesse questo corso che mi ha fatto capire un sacco di cose».

Il_carcere_di_bollate_oltre_le_mura_1200x«L’altra cosa che ho scoperto ultimamente è quanto sia difficile, quanto coraggio ci voglia a guardare negli occhi una persona. Immaginate quanto sia difficile quando si è in posizioni ferme, statiche, come durante le lezioni. Guardare fisso negli occhi una persona, confesso che mette un po’ a disagio, perché l’impressione è che quello che ti sta davanti e che ti sta guardando, stia guardando nel più profondo intimo di te, e non è facile, devo dire che ci vuole molto molto coraggio, però sicuramente riuscire a superare questa difficoltà non fa altro che alimentare l’energia, la forza, che mi servirà per vincere la paura quando tornerò fuori da qua».

«Tramite l’educatrice mi è stato consigliato di fare questo corso. Per me è stata una bellissima novità, mai fatto teatro in vita mia. Soprattutto ho trovato la mia tranquillità, la mia serenità, e la capacità di trovare nel linguaggio del mio corpo la serenità. Essere meno impulsivo, più controllato, essere più me stesso ed essere in grado di prendere le decisioni nell’immediato, perché a volte nella vita succede questo, quando ci tocca prendere delle decisioni a volte si tergiversa invece di essere rigidi nello status del vivere. Sono partito con un’esplosione di emozioni, che man mano sono riuscito a controllare nel migliore dei modi».

«Mi è stato di grandissima utilità ed insegnamento, mi ha fatto capire quello che è il percorso della teatroterapia, e quindi l’acquisire la coscienza di se stessi e del linguaggio del corpo, e dell’animo insomma».

«Mi sono sentito svuotato nel vero senso della parola, c’è stata una complicità con i miei compagni – se così posso chiamarli – che mi hanno aiutato, mi hanno aiutato a superare certe emozioni che non riuscivo a digerire».

«Inizialmente ero in disaccordo con l’educatrice di frequentare questo corso di teatroterapia. Quando sono venuto qui, cosa faccio qui? Ad oggi, devo dire che è il decimo incontro ed ho imparato molto a dialogare con il mio corpo, a gestire il mio corpo, a dialogare con le altre persone».

(A cura di Marika Pepe)

Estratto della Tesi di Laurea Magistrale in Scienze Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Milano – Bicocca: “Per Theatrum Adulescĕre – Il teatro come strumento espressivo ed educativo delle difficoltà adolescenziali”.

 

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