carcere per tesi 02

Creativià – Diversità – Detenzione. Il ruolo della Teatroterapia d’Avanguardia.

(di Salvatore Ladiana)

La diversità è una ricchezza e il Teatro può solo esaltarla.

Partendo da questo concetto e attraversando un percorso che ha per protagonisti un gruppo di detenuti, si è riuscito, con non poche difficoltà, a rendere omogenea e simbiotica una creatività collettiva.

Siamo giunti al tempo dell’ ALTRO e non dell’ IO.

La Teatroterapia d’Avanguardia fa leva sul concetto di extra-quotidianità che, in un contesto come quello carcerario, può divenire il vero trampolino di lancio per l’afflato creativo.

Si sa, come la quotidianità di un detenuto, possa essere anche alienante.

Ecco perché Creatività e diversità sono valori costruttivi se utilizzati all’interno di una relazione, motivandola a divenire sistema aperto.

Proprio partendo da un concetto di “contrapposizione emotiva” che poi diviene anche “fisica” (es. somiglianza e differenza, originalità e imitazione, velocità e lentezza) si arriva a rendere la stessa diversità, creativa.

La Creatività è tutto ciò che è alternato alla normalità (quotidianità?) e lo è anche la Diversità che punta al cambiamento. Se la creatività significa rendere esistente qualcosa che prima non lo era, si assiste ad un mutamento e quindi ad una devianza dalla normalità (quotidianità?) che rende il tutto diverso (il qui e ora teatrale, unico ed irripetibile).

Creatività (Teatroterapia) e diversità (quotidianità?) divengono così punti di vista strategici che fanno riferimento poi ad una vera e propria “strategia estetica”.

Ciò favorisce la creazione dell’opera d’ ARTE come punto d’arrivo per una diversa (corretta?) visione di se stessi attraverso il canale dell’Atto Creativo.

CARCERE PER TESI

La terapeuticità dell’arte rende il terreno fertile per una rielaborazione e consapevolezza dell’errore, permettendo così una sorta di “evasione” e “libertà” senza alcun tipo di giudizio.

Alla “strategia Estetica” si può abbinare una “strategia Etica” della Tolleranza per puntare poi alla tanto osannata “riabilitazione” (?) all’interno del sistema carcerario.

La Teatroterapia d’Avanguardia , partendo dal concetto di destrutturazione e “tradimento del quotidiano”, incentiva la creatività fino a renderla una qualità individuale, consentendo allo stesso individuo di sostenere forti emozioni e superare le situazioni paradossali.

Fare Teatro (in quanto Non-Teatro) non significa solo mettere in scena un’opera, ma comporta soprattutto il creare relazioni pronte a DARE e RICEVERE.

Tutto questo anche con il solo linguaggio del corpo (proprio come il corpo violato….) senza che questo possa divenire un deficit espressivo.

Sicuramente occorre saper ri-conoscere ed ascoltare l’altro, dare importanza ai luoghi che pensiamo essere statici ed amorfi come gli ex manicomi o le carceri, e non renderli luoghi del non detto castrante.

(estratto della Tesi finale  “L’errore come punto di ri-partenza” del Master Triennale presso la Scuola di Formazione in Teatroterapia di Colico – LC)
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